Bruschette al pomodoro
Tesoro mio, siediti qui. Quando in casa non c'è niente di pronto e suonano gli ospiti, il pane abbrustolito e un pomodoro maturo ti salvano sempre la serata.
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Dal quaderno di cucina
Accomodati, tesoro. Qui trovi i piatti che si facevano in casa: ingredienti semplici, procedimenti spiegati per bene e, in fondo a ogni ricetta, il consiglio che non si trova sui libri.

50 ricette inedite di antipasti, dal Piemonte alla Sicilia.
9,90 €Vedi offertaTesoro mio, siediti qui. Quando in casa non c'è niente di pronto e suonano gli ospiti, il pane abbrustolito e un pomodoro maturo ti salvano sempre la serata.
Questi sono i crostini delle feste, quelli che in Toscana si preparano quando c'è da festeggiare qualcosa. Hanno un sapore antico, di quelli che non si dimenticano.
Tre ingredienti e nient'altro. Sembra facile, ma la caprese perdona poco: se i pomodori non sono maturi al punto giusto, si accorgono tutti.
Tagliate a spicchietti e servite tiepide, queste frittatine sono l'antipasto che sparisce prima di arrivare in tavola. Da sempre.
Un barattolo di queste olive in dispensa e sei sempre pronta per un ospite improvviso. Fanno figura e non costano quasi niente.
Il profumo dei peperoni sul fuoco è l'odore dell'estate nelle case di una volta. Preparane tanti: durano in frigo e migliorano ogni giorno.
Non c'è carne, ma nessuno se ne accorge. Sono morbide dentro, croccanti fuori, e i bambini le mangiano senza fare storie con le verdure.
Quella che si preparava il sabato per la domenica, quando il pesce fresco era una festa e si mangiava tutti insieme senza guardare l'orologio.
Un antipasto fresco che si fa in cinque minuti, per quando fuori fa caldo e non hai voglia di accendere il fuoco.
Senza forno e senza aspettare mezza giornata. Le facevo quando i nipoti arrivavano all'improvviso e la dispensa era mezza vuota.
I legumi in casa non mancavano mai, e questa crema calda col pane tostato era la cena delle sere di pioggia. Semplice e buona da piangere.
Si preparano prima e si servono freschi: l'antipasto perfetto per quando hai ospiti e vuoi stare seduta anche tu, non sempre ai fornelli.
Tesoro mio, questo è il piatto che ti salva a mezzanotte e a mezzogiorno. Tre cose in croce, ma va fatto con la testa: l'aglio non deve mai diventare scuro.
Il ragù non si fa di corsa. Si mette sul fuoco la mattina e si dimentica lì, borbottando piano, mentre la casa si riempie di profumo e tutti passano in cucina a chiedere se è pronto.
Niente panna, tesoro, mai. La crema la fanno le uova, il pecorino e il pepe, e un po' di pazienza fuori dal fuoco.
Giallo come il sole di settembre. Il risotto vuole compagnia: stagli vicino, mescola e parlagli, che viene meglio.
La minestra dei giorni freddi, quella che scalda le mani anche solo tenendo la scodella. Cresciamo tutti con questo piatto nella memoria.
Tesoro, le lasagne non hanno fretta: ragù lento, besciamella vellutata e una crosticina dorata che mette tutti d'accordo. Preparale con calma e lasciale riposare prima del taglio: arriveranno in tavola belle compatte, proprio come quelle della domenica dalla Nonna.
Melanzane fritte, pomodoro e ricotta salata: la Sicilia in un piatto. Non c'è bisogno di altro, davvero.
Le mani in mano nella farina, i bambini che rubano i pezzetti di impasto crudo: gli gnocchi sono un pomeriggio di famiglia, più che una ricetta.
Dentro ci va quello che c'è. Il minestrone non ha una ricetta fissa: ha la stagione, e la stagione non sbaglia mai.
Il pesto va fatto con calma e col basilico appena colto, quando profuma ancora di sole. Poi il piatto si fa da solo.
Due ingredienti e mille modi di sbagliarla. Ma quando riesce, tesoro, è una delle cose più buone che esistano.
Si faceva col pane di due giorni prima, perché in casa non si buttava niente. Ed è venuta fuori una delle zuppe più buone del mondo.
Profumo di bosco in cucina. Quando arrivavano i porcini buoni, si mettevano da parte le altre ricette e si faceva solo questo.
Le polpette non si contano, si fanno abbondanti: una la assaggi in cucina, una la ruba il nipote e le altre arrivano in tavola. Morbide dentro, con il sugo che chiede il pane.
Quando il tempo è poco ma la voglia di un secondo come si deve è tanta, ci sono le scaloppine: dieci minuti in padella e sembra che tu abbia cucinato tutto il pomeriggio.
L'arrosto è il secondo delle occasioni: si mette in forno e ti lascia in pace, mentre la casa si riempie di un profumo che chiama tutti a tavola.
Questo è il piatto delle domeniche d'inverno, quando fuori piove e il fuoco sta basso per tre ore. La carne diventa così tenera che il coltello quasi non serve.
Si chiamava così perché era il piatto che si preparava con quel che c'era in casa quando gli uomini tornavano tardi. Pomodoro, olive e tanto pane per la scarpetta.
Un piatto che scalda le ossa. Le patate si sfaldano appena e legano il sugo: quando lo giri col cucchiaio di legno capisci da solo che è pronto.
Con due uova e una cipolla si cena. La frittata è la salvezza delle sere di corsa, e fredda il giorno dopo, dentro il pane, è la merenda migliore del mondo.
Il baccalà era il pesce dei giorni di magro, quello che si teneva in casa e si metteva a bagno il giorno prima. Con pomodoro e olive diventa un piatto da festa.
Il pesce al forno non vuole tante cerimonie: un buon olio, il limone, le patate sotto che si insaporiscono. È un piatto elegante che sembra difficile e non lo è.
Il polpettone era il modo di far bastare la carne per tutti. Si affetta a tavola davanti a tutti, e quel momento in cui si vede il cuore di uovo vale la fatica.
Un secondo senza carne che sazia come pochi. Salvia, aglio e pomodoro: tre cose da niente che insieme fanno un piatto che sa di cucina povera e di casa.
Si chiamano così perché saltano in bocca, tanto sono buoni e tanto poco durano nel piatto. Vitello, prosciutto e salvia: tre ingredienti e non uno di più.
Il dolce di tutti i giorni, quello che sta sotto la campana di vetro e finisce prima di sera. Si inzuppa nel latte la mattina e nel caffè il pomeriggio.
Con la frolla e un barattolo di marmellata di albicocche si fa la merenda di una settimana. Le strisce sopra non devono essere perfette: devono essere fatte a mano.
Il dolce che si fa la sera prima e la mattina dopo è già sparito un angolo. Mascarpone, savoiardi e caffè forte: non serve altro, e soprattutto non serve la panna.
Le mele che stanno diventando troppo mature non si buttano: diventano questa torta umida e profumata di cannella che riempie la casa mentre cuoce.
Biscotti rustici, di quelli che si tengono nel barattolo e resistono. Il miele li rende morbidi al centro e le mandorle danno quel croccante che piace a tutti.
Un dolce al cucchiaio da fare quando hai ospiti e poco tempo: dieci minuti sul fuoco, poi il frigorifero lavora per te fino a sera.
Il dolce delle feste di una volta, a strati, con la crema gialla e quella al cioccolato. Si prepara in una zuppiera grande e si serve al cucchiaio, generosamente.
Il dolce dell'autunno povero: farina di castagne, acqua, rosmarino. Sembra impossibile che con così poco venga fuori qualcosa di buono, e invece.
Si cuociono due volte e per questo durano un mese nel barattolo. Duri come devono essere: si bagnano nel vino dolce e diventano il fine pasto delle feste.
Il dolce che si faceva ai bambini quando pioveva e non si poteva uscire. Denso, scuro, con quella pellicina sopra che qualcuno adora e qualcuno toglie.
Il riso non è solo per il brodo: cotto nel latte con la vaniglia diventa un dolce compatto e profumato che si taglia a quadretti e si porta anche in gita.
Anelli di mela nella pastella, fritti e passati nello zucchero: si mangiano in piedi accanto ai fornelli, appena tiepidi, e non arrivano mai al piatto di portata.
Quando l'orto regala i fiori gialli, in casa si frigge. Croccanti fuori e filanti dentro: si mangiano in piedi, appena escono dall'olio.
L'antipasto delle grandi occasioni, quello che si prepara il giorno prima e fa fare bella figura senza correre all'ultimo momento.
Il pane vecchio non si butta mai. Con pomodoro, cipolla e un filo d'olio buono diventa il piatto più fresco dell'estate.
Un antipasto di mare gentile, che si fa la mattina e si serve la sera. Il polpo morbido e la patata che si sfalda appena: pace fatta.
Tesoro, prepara il vassoio grande: queste crocchette dorate, morbide dentro e con il cuore filante spariscono ancora calde. Usa patate farinose e chiudi bene i bordi, così il formaggio resta al suo posto e ogni morso sa davvero di casa.
Il piatto che mette d'accordo tutti, con la crosticina sopra che si contende a tavola. Si prepara la mattina e si inforna prima di pranzo.
Il primo delle feste. Il brodo deve essere chiaro e saporito, e i tortellini si contano uno per uno nel piatto, come si faceva una volta.
Poche cose, fatte bene: vongole, aglio, prezzemolo e un olio che sa di buono. È il mare dentro un piatto di pasta.
Il risotto d'autunno, che profuma di legna e di passeggiate nel bosco. Vuole pazienza e mestolo, ma ti ripaga.
Un piatto povero che sazia più di tanti ricchi. Cremoso, filante, da mangiare col cucchiaio e la testa nel piatto.
Alta, con l'osso e dorata nel burro. Non è una fettina impanata qualunque: è la domenica di Milano nel piatto.
Un umido di mare gentile, con il sughetto che chiede pane. Si cuoce piano, mentre in casa profuma tutto.
Carne bianca, profumo di rosmarino e salvia, e un fondo di cottura da raccogliere con il pane. Il piatto di campagna per eccellenza.
Una teglia sola, mezz'ora di forno e la cena è servita. Le patate prendono il sapore della salsiccia e diventano la parte più buona.
Si fanno il sabato pomeriggio, chiacchierando in cucina. Cuociono piano nel sugo e la domenica sono ancora più buoni.
Niente farina, solo mandorle e cioccolato: fuori si crepa, dentro resta umida. Un dolce che sembra difficile e invece è generoso.
La frolla di sempre e un ripieno di ricotta con le gocce di cioccolato: il dolce della domenica che finisce già a merenda.
Si chiamano così perché non fanno scena, ma dopo il primo ne prendi tre. Nocciole, albumi e niente altro da nascondere.
Si fa in una ciotola sola, in dieci minuti, e dura tre giorni sotto la campana di vetro. Se ci arriva.
Tesoro, questo è il dolce furbo della Nonna: profuma di moka, si prepara in anticipo e ti aspetta buono buono nel freezer. Tiralo fuori qualche minuto prima di servirlo e sarà cremoso come una carezza, mai duro come il ghiaccio.
A Natale non poteva mancare sul tavolo, a cupola e con i capperi sopra come una piccola corona. Colorata, cremosa e da preparare il giorno prima: una cosa in meno a cui pensare mentre in cucina sale il profumo dell'arrosto.
Il baccalà fritto alla vigilia è un rito: pezzi dorati e croccanti che si mangiano caldi, in piedi, mentre la cena si prepara. La pastella leggera con la birra fredda è il segreto di quella crosta che fa rumore.
Il cappone è il re della tavola di Natale: carne morbida, pelle dorata e un ripieno di salsiccia e pane che profuma tutta la casa. Richiede un po' di tempo, ma il forno lavora per te e tu ti godi la famiglia.
A mezzanotte si mangiano le lenticchie perché portano fortuna, una per ogni moneta. Con il cotechino sopra, fumante e saporito, è il piatto che chiude l'anno e apre quello nuovo come si faceva una volta.
Un rotolo soffice avvolto in una crema di mascarpone e ricoperto di cioccolato rigato con la forchetta, come la corteccia di un tronco. Sembra difficile, ma è solo questione di pazienza e di un buon canovaccio.
Il pandoro avanzato dopo le feste diventa un dolce da re: strati morbidi di pandoro, crema al mascarpone e cacao amaro. Si prepara in mezz'ora e riposa in frigo mentre apparecchi.
Profumano di spezie e di Natale ancora prima di uscire dal forno. Si tagliano a forma di omino o di stella, si decorano con la glassa e si appendono all'albero, se qualcuno resiste alla tentazione di mangiarli.
Piccole stelle morbide di mandorle e cannella, coperte da una glassa bianca che luccica come brina. Senza burro e senza farina, sono tra i biscotti più profumati e semplici da fare per le feste.
Un dolce leggero e profumato, per chi non ce la fa più dopo il pranzo di Natale ma vuole comunque qualcosa di buono. Le pere diventano rosse e tenere, con lo sciroppo che sa di cannella e di arancia.
Densa quasi come un budino, scura e profumata: la cioccolata calda che si beveva a cucchiaino davanti al camino, mentre fuori nevicava. Bastano pochi ingredienti e qualche minuto di pazienza con il cucchiaio in mano.
Vino rosso caldo, arancia e spezie: una bevanda per scaldare le mani e il cuore nelle sere di dicembre, tra una passeggiata e il panettone. Solo per adulti, e da sorseggiare piano.
Lunghi, nodosi e con una mandorla al posto dell'unghia: i biscotti che fanno ridere i bambini e un po' tremare i grandi. Una goccia di marmellata di lamponi sotto l'unghia e sembrano usciti dal calderone.
Biscotti rotondi alla vaniglia ricoperti di cioccolato fondente e disegnati con una ragnatela bianca: un gioco da fare con i bambini, con il segreto di uno stecchino e un po' di pazienza.
Piccoli fantasmi bianchi, leggeri come l'aria, che si sciolgono in bocca. Bastano albumi e zucchero, un forno basso e un goccio di cioccolato per fare gli occhi: ai bambini piacciono soprattutto le facce.
Biscotti neri e profumati di cacao, a forma di pipistrello con le ali spiegate. Si fa tutto con una sagoma di carta e un coltellino: una merenda un po' spaventosa per le sere d'ottobre.
Una torta soffice e profumata, arancione come le foglie d'autunno. La zucca la rende umida e leggera, e la cannella le dà quel profumo che fa venire voglia di accendere il forno ogni domenica d'ottobre.
Una crema vellutata e dolce, calda come un abbraccio, con i crostini croccanti sopra. È la zuppa delle prime sere fresche: si fa con pochi ingredienti e scalda la casa e lo stomaco.
Un risotto dorato, cremoso e dolce, con la zucca che in cottura quasi si scioglie nel riso. Il piatto delle prime sere fresche, da mangiare ben caldo con una spolverata di parmigiano.
Mele tagliate a spicchi e cotte in padella con burro, zucchero e cannella, finché diventano lucide e dorate. Un dolce di dieci minuti da servire tiepido, con una pallina di gelato o da solo.